Viaggio nell'arte

Il Borgo che non c’è

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«Anche le città credono d’essere opera della mente o del caso, ma né l’una né l’altro bastano a tener su le loro mura. D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.»

Italo Calvino, Le città invisibili.

"È delle città come dei sogni: tutto l'immaginabile può essere sognato ma anche il sogno più inatteso è un rebus che nasconde un desiderio oppure il suo rovescio, una paura. Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure"
"È delle città come dei sogni: tutto l'immaginabile può essere sognato ma anche il sogno più inatteso è un rebus che nasconde un desiderio oppure il suo rovescio, una paura. Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure"
"L’occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose"

È interessante notare come la mente umana, una volta chiusa nel recinto delle norme civili sanitarie, lasci spazio a un impeto di ribellione creativa che esula dalle forme congeniali del comunemente costruito. In termini di costruzione l’immaginazione è semplicemente la cosa più dolce che la natura ci ha donato, è il fondamento per ripartire oltre una costruzione imposta… è un atto di evasione/ribellione.

Rettangoli, quadrati, coni, cerchi, triangoli, forme geometriche costruite per creare ordine, un’“architettura spontanea”, un’esigenza di sorreggersi su ogni base, su ogni raggio: è sorprendente considerare come si possa essere architetti per un giorno!

"Le immagini della memoria, una volta fissate con le parole, si cancellano..."
"Le immagini della memoria, una volta fissate con le parole, si cancellano..."
"Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone"

Basta mettere a frutto il principio della Fantasia, e osservare come il vento, anche nel deserto, possa scolpire dolci dune dove l’ombra gioca con il sole. Anche la natura possiede la Fantasia, ne sono certo. La Fantasia ha permesso di cogliere il senso dell’armonia: molto spesso interi borghi sono incastonati come pietre preziose su anelli di granito o di tufo, lì splendono spesso dopo un lungo temporale con un corridoio arcobaleno che li sovrasta. 

Nei borghi vedremo persone restie a interloquire con i viandanti, ma dopo aver scoperto la meraviglia negli occhi degli osservatori, i nativi di queste lande si lanciano nell’apologia di gesta di questi spazi, dove storie d’amore si confondono con il gusto dei piatti della tradizione, e quel sentimento di abbandono che traspare dai loro volti diventa una forma di ribellione, riscoprendo l’orgoglio di un tempo che fu, quando nei  centri così nascosti v’era un senso di comunità, dove si improvvisavano teatrini, concertini e carnevali. Tutto vive dove c’è fantasia, ma questa ha bisogno di essere condivisa e nutrita. Le risposte che i territori ci danno sono il succo dell’abitare. Spesso nelle società dell’informazione il cibo di cui ci nutriamo è il servizio, le cose vicine… La vicinanza è il recinto, ma la fantasia spesso ha bisogno di infiniti da comprimere nel nostro cuore. Grandi città pochi spazi, piccoli borghi grandi spazi.

"Ogni volta che si entra nella piazza ci si trova in mezzo ad un dialogo"
"Non c'è linguaggio senza inganno"
"Non c'è linguaggio senza inganno"

Ogni borgo è fatto di leggende e di misteri, di signore con il fazzoletto ricamato sul capo prima di entrare in chiesa, da dispute su come far crescere meglio i pomodori tra i vecchietti orticoltori, dalle faide tra le famiglie per un amore che non doveva nascere o per quelli nati in clandestinità, dai ragazzi che corrono nelle grandi metropoli per aprire i loro orizzonti e quest’ultimi inselvatichiti o uniformati. 

I borghi nacquero per proteggersi dall’esterno, dall’altro, dalla paura hanno tratto l’elemento più bello quale può essere un castello, una chiesa dove rinchiudersi per proteggere l’anima, una terra da addomesticare lì dove salendo verso il cielo l’aria diventa sempre più rara e quindi anche il sostegno della terra. 

"Viaggiando ci s'accorge che le differenze si perdono: ogni città va somigliando a tutte le città, i luoghi si scambiano forma ordine distanze, un pulviscolo informe invade i continenti"
Intaglio di Armando Lasso

Oggi c’è una riscoperta dei borghi, ma non una riscoperta del viverci, si corre il rischio di renderli luoghi vuoti, perché spopolati, angoli dove neanche i gatti possano sostare sui giacigli delle case, dove le storie sulle streghe e sui miti della foresta restino una storia antica non più narrata.

Se muore il borgo, muore un mondo, lasciando vivere un unico e comodo sogno. Se il primo è nato dalla paura, un desiderio così profondo, il secondo nasce dalla razionalità non per la vita ma per l’economia.

*Le didascalie sono citazioni tratte dal bellissimo libro “Le città invisibili” di Italo Calvino

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