Borghi

Il magico borgo di Erice

A spasso per le strade del paese

Il borgo medievale di Erice sorge arroccato sul monte omonimo, situato sulla costa occidentale della Sicilia, dove sovrasta con il suo sguardo paladino la città di Trapani ed il mare in cui si specchia la sua ombra. I panorami che si offrono al visitatore sono molteplici e aprono la vista da un lato alle saline di Trapani, dall’altro alle Egadi e più a nord ancora a Marsala. Passeggiare per le strade ericine è come andare a spasso nel tempo, catapultati in un’epoca medievale dal sapore moderno. 

Le arancine ericine

Si, perché mentre si è intenti a passeggiare per le sue stradine ripide ed acciottolate, l’attenzione per l’antico viene rubata dall’invitante profumo delle arancine che proviene dai piccoli locali tipici. Ma quello delle arancine non è l’unico profumo che caratterizza il borgo siculo; Erice è anche il profumo delle ‘Genovesi’, del cuoio delle botteghe artigiane, delle porcellane lavorate a mano. Passeggiare per i suoi vicoli è un’esperienza mistica e sensoriale, che schiude davanti ai nostri occhi orizzonti aperti che riportano alla mente l’antica e ricca Erice, quella a cui i Segestani chiesero in prestito le coppe d’oro per fare bella figura con gli inviati ateniesi.

La torre campanaria
Il Real Duomo

Tra mito e storia

Tra una strada acciottolata ed un arancino è facile perdersi nella storia e nel mito che avvolge questo magico borgo. Le origini di Erice risalgono probabilmente ai Sicani e, da sempre, sono indissolubilmente legate al culto della dea Venere: prima ancora che fosse dedicato dai Fenici ad Astarte, quello che fu il “thémenos“, il santuario di Afrodite, il tempio di Venere Ericina, era già il luogo della dea dell’amore. Un luogo che avrebbe attirato su questa vetta popolazioni da ogni parte del Mediterraneo e dove, secondo Diodoro Siculo, Erice, figlio di Bute e di Afrodite stessa, aveva eretto il tempio dedicato alla propria madre e fondato la città. Nel corso del tempo, il culto della Venere ericina, a cui i marinai di passaggio erano particolarmente devoti grazie anche alle bellissime Ierodule, giovani prostitute sacre alla dea dispensatrice di voluttà, crebbe insieme alla sua fama e alla sua ricchezza: Tucidide fa riferimento a “i doni fatti alla Dea, anfore, coppe e ricche masserizie…” dai pellegrini e Diodoro Siculo attribuisce a Dedalo, fuggito da Creta, la creazione di un ariete d’oro dedicato ad Afrodite. 

I vicoli acciottolati
Il tramonto su Trapani
Panorama dalle strade ericine

In ogni caso, è chiaro che un luogo come Erice, in una posizione geografica del tutto privilegiata per l’ampissima visuale, oltretutto fortificato e protetto efficacemente, dovesse assumere il potere che l’interesse dei popoli che si succedettero attribuirono al santuario-fortezza. Tucidide riporta anche che la città fu fondata dagli esuli Troiani, che scappando nel Mediterraneo trovarono lì il posto ideale in cui insediarsi e che i Troiani uniti alle popolazioni autoctone avrebbero dato vita al popolo degli Elimini. Contesa, poi tra i Siracusani ed i Cartaginesi, fu conquistata dai Romani nel 244 a.C. Secondo altre testimonianze durante la prima guerra punica, il generale cartaginese Amilcare Barca ne dispose la fortificazione e qui fece trasferire parte degli Ericini per la fondazione dell’odierna Trapani. Erice fu anche dominata dagli Arabi e dagli Spagnoli. Nel XII secolo, fu conquistata dai Normanni e ribattezzata da Ruggero d’Altavilla come Monte San Giuliano. Raggiunse il suo massimo splendore durante la guerra del Vespro, divenendo di fatto la rocca da cui scaturivano le azioni belliche di Federico d’Aragona, re di Sicilia. Durante la dominazione spagnola, invece, fu percorsa da numerosi e feroci tumulti. Certo è, che la ricchezza di alcune famiglie ericine, attraverso la costruzione di maestosi palazzi, ha donato lustro e splendore alla città.

Piazza Madrice, il Real Duomo e la Torre

A spasso per la città

Per raggiungere il borgo antico di Erice si può usufruire della funivia che permette di raggiungere la vetta del monte in dieci minuti, godendo di uno splendido panorama su Trapani e sulle isole Egadi.  Usciti dalla funivia si passa per un viale alberato, per arrivare, attraverso una delle porte della città,  al cuore del borgo antico: piazza Madrice. Proprio qui sorge il maestoso duomo di Erice, un vero gioiello in stile gotico, con la sua isolata torre campana, usata come torre vedetta durante le guerre del Vespro. Il duomo mantenne per secoli il suo aspetto originario, fino ai restauri iniziati nel 1853, dopo alcuni crolli, che si trasformarono in un vero e proprio rifacimento, durato fino al 1865, in stile neogotico ottocentesco. Custodisce in un piccolo museo il cosiddetto “tesoro di Erice”, con oreficeria, argenti, monili, parati, alabastri. Un altro incredibile e straordinario ponte col passato che Erice ancora conserva è il Castello Normanno, o Castello di Venere, che sorge sulle rovine del santuario a cui in epoca romana si sovrappose un tempio in onore della Venus Erycina. Qui, secondo il mito, risiedevano le sacerdotesse che praticavano l’arte della prostituzione sacra con i pellegrini che si recavano sul monte per omaggiare la dea. 

I resti di quella struttura oggi corrispondono alla fortezza che i Normanni eressero nel 1100 recuperando i materiali lapidei preesistenti. Il castello servì, successivamente, come carcere e nel XVI secolo fu presidio militare spagnolo. Il passaggio nelle mani del Comune avvenne con la riforma borbonica tra il 1818 e 1819.

La funivia

Cosa mangiare ad Erice

Non si può, infine, lasciare Erice senza aver assaggiato le sue gustosissime e prelibate specialità, da quelle dolci, come le ‘Genovesi’, sfiziosi dolcetti di pasta frolla ripieni di crema, a quelle salate, come le arancine e il pane cunzato, pane di grano duro cotto a legna con pomodori, pecorino, olio, acciughe.

La vista su Trapani
Balli tradizionali in piazza Madrice

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