Borghi

La fertile Limatola, porta del Sannio

Sin da quando si è piccoli, il castello è sempre un luogo privilegiato, l’ambientazione ideale di favole, giochi, imprese, lo scenario perfetto su cui far scorrere immagini di un tempo antico, storico o mitico, in cui ricercare tracce di un passato glorioso o ricostruire le fila di leggende e tradizioni popolari che contraddistinguino l’eredità culturale dei borghi che nascono ai suoi piedi.

Proprio sulla spinta dell’immaginazione e della curiosità di entrare nell’antico Castello di Limatola, situato sulla sommità di una collina a guardia del suggestivo borgo medioevale di Limatola, nella valle del Volturno, circondata dal monte Taburno, dal monte Maggiore e dai Monti Tifatini, a cavallo tra la fine dell’estate e i primi giorni dell’autunno 2019, decidemmo di organizzare una passeggiata alla scoperta di Limatola.

Durante l’organizzazione della nostra visita al borgo, scoprimmo che Limatola sarebbe stata inserita tra gli itinerari culturali promossi in occasione delle Giornate europee del Patrimonio 2019, a cura del Mibact, e che quindi avremmo potuto visitare gli interni, non sempre aperti, di molti gioielli caratteristici del luogo e così scegliemmo di cogliere l’occasione e di lasciarci condurre dalla giovane Rosa Ambrosio, la guida volontaria che ci ha gentilmente accompagnato nel nostro viaggio di scoperta.

La nuova Chiesa di San Biagio

Il luogo d’appuntamento – Limatola centro

La base di partenza ideale per visitare Limatola, un piccolo borgo di più di 4.000 abitanti diviso in varie frazioni, Casale, Biancano, Giardoni e appunto Limatola, è la piazza, nella parte bassa del borgo, in cui è situata la nuova Chiesa di San Biagio Vescovo e Martire.

Lo spazio antistante la chiesa è stato anche il nostro luogo d’appuntamento con la guida che ci ha fatto entrare in chiesa e ha iniziato a raccontarci la ricca storia del paese.

La nuova Chiesa di San Biagio fu restaurata dal duca Gambacorta nel 1724, come si legge nella memoria sotto la volta, e conservava una meravigliosa pala di altare, rubata il 5 ottobre 1999, a seguito della ristrutturazione, durante la quale, sotto il pavimento, fu rinvenuto il corpo di un nobile, forse un duca della famiglia Gambacorta, con un bambino, completi di vestimenti d’epoca.

Ma la vera ricchezza del complesso è la Campana Giubilare dedicata alla Pace fra i popoli, fatta fondere dal parroco don Giuseppe Giuliano con il concorso del popolo di Limatola  e benedetta da S.S. Giovanni Paolo II per l’Anno Santo del 2000.

La campana, quarta di Italia per grandezza, è posta su un supporto d’acciaio, davanti al campanile, e fa sentire la sua voce nei momenti forti e nelle ricorrenze più solenni dell’anno liturgico.

Campana Giubilare
Campanile della Nuova Chiesa di San Biagio

Dopo aver ammirato la maestosità della Campana e aver iniziato ad assaggiare i primi bocconi della storia secolare del posto, salimmo su una piccola navetta messa a nostra disposizione dalla nostra energica e solare guida e iniziammo a salire per le viuzze del borgo verso la parte alta di Limatola.

Borgo Antico di Limatola

Lungo la strada che porta al borgo antico è situata la vecchia Chiesa di San Biagio. Questa chiesa, come la Chiesetta di San Nicola dentro le mura, è documentata nella bolla di Sennete del 1113. Oggi non conserva più l’originario aspetto romanico, ma possiede un impianto rinascimentale, dovuto agli interventi dei Duchi Gambacorta. Sulla facciata sono presenti un portale rinascimentale (1599) e una lapide dei restauri settecenteschi (1734).

Un salto nella storia del borgo

Mentre salivamo verso il Castello abbiamo avuto modo di conoscere le vicende dell’affascinante storia di Limatola grazie al racconto orale di Rosa e di chi abbiamo incontrato durante il percorso, il modo più interessante per comprendere le tracce che la Storia ha lasciato in un territorio. Sulle origini del nome l’ipotesi più accreditata fa derivare Limatola da “limo” ovvero terra limacciosa, fertilizzata dal fiume. Diversi documenti attestano la presenza di Limatola già in epoca longobarda come presidio militare del Principato di Capua, al confine con il Ducato di Benevento, anche se vari ritrovamenti archeologici ne attesterebbero l’importanza già in epoca romana.

Con la costituzione della Contea di Caserta, Limatola ne ha seguito le vicende dinastiche, prima con i Longobardi, poi con i Lauro e i Della Ratta (fino al sec. XV).

Acquisita tramite unione matrimoniale dai duchi di Gambacorta, il borgo visse un momento di rinnovato splendore nei secoli XVI e XVII.

Francesco Gambacorta fu un vero mecenate, per il suo amore per l’arte e l’architettura. Fece consolidare la struttura del castello di Limatola, restaurò la cappella di San Nicola intra castrum, emanò nel 1527 i capitolari, norme che dovevano essere osservate sia dai feudatari che dai contadini delle sue terre, commissionò il polittico dell’Annunziata di Limatola a Francesco da Tolentino, pittore marchigiano che lavorò a Napoli con artisti locali. Nel 1570 Limatola fu comprata per conto del principe di Conca Giulio Cesare di Capua. Passata al Demanio regio (1734) fu acquistata dai Mastelloni, cui successero i Lattieri D’Aquino e i Carafa, fino all’emersione della feudalità (1806).

Con l’Unità d’Italia, Limatola fu aggregata alla provincia di Benevento a cui ancora oggi appartiene, diventando una delle porte di confine tra la terra casertana e il Sannio beneventano.

Facciata della vecchia Chiesa di San Biagio
Lapide per il restauro della Chiesa di San Biagio
Il Castello

Finalmente giungemmo al Castello che sorge su una collinetta calcarea a 100 metri sul livello del mare. Si pensa che già i Sanniti avessero stabilito qui una loro fortificazione. Lo sviluppo del castello avvenne intorno ad una primitiva torre longobarda (X sec.), in epoca normanno-sveva (XII sec.) e soprattutto in età angioina. Nel periodo rinascimentale assunse le attuali forme di palazzo ducale con corte interna, sede signorile delle varie famiglie che ne fecero la propria dimora.

Curiosità sui lavori al Castello – Il Castello di Limatola ebbe la sua prima ristrutturazione alla fine del mese di ottobre del 1277, con decreto del re Carlo I d’Angiò, emanato a Melfi il 27 settembre del 1277. Con molta probabilità alla sua ristrutturazione dovette presiedere l’architetto francese Pietro D’Angicourt, quello stesso che aveva diretto i lavori di ricostruzione del castello di Lucera in Puglia e che spesso viene citato col titolo di Protomaestro.

La facciata esterna del castello di Limatola rivolta a Sud-Est, nonostante gli interventi strutturali successivi, tra i quali quello operato dal duca Francesco Gambacorta nel 1518, conserva ancora parte dell’antico splendore e del restauro eseguito dai maestri scalpellini napoletani, fatti venire da Margherita de Tucziaco. La finezza del lavoro si nota soprattutto per la messa in opera dei conci di tufo, per la precisione del loro taglio (tutti della stessa dimensione) e per la perfezione della forma, che richiama quella della fabbrica di Castelnuovo, ristrutturata da Pietro D’Angicourt.

Carlo, difatti, era molto meticoloso nell’assegnare i lavori e pretendeva che si portassero a termine con celerità e minacciava forti pene a chi indugiava ad eseguire i suoi ordini.

Nel mese di novembre, vedendo che i lavori progredivano poco, Carlo chiese a Gerardo di Artois, giustiziere di Terra di Lavoro, di mandare altri manovali, ed esortò Pietro Chaul ed Enrico di Torsenvach di vigilare affinché gli operai lavorassero e non fuggissero. Ordinò di chiudere in carcere cum compedibus, e solamente con pane e acqua, quelli che si mostrassero svogliati o che andassero via; e di procedere contro quelli che riuscissero a nascondersi, carcerando la moglie e i figli, rovinando le loro case, divellendo le loro vigne. Da questi aneddoti si comprende come mai il lavoro di restauro del castello di Limatola sia durato poco più di un anno.

Il Castello
Il Castello
L'esterno del Castello
L'esterno del Castello

 Il valore storico e attuale del Castello – Il Castello di Limatola, con le sue mura merlate, rappresenta la memoria storica del territorio; si erge poderoso sulla collina, a guardia della vallata, in un punto strategico, dando lustro al piccolo centro limatolese e divenendo il simbolo della sua storia.

Baluardo dell’antico borgo medioevale, il Castello di Limatola, un tempo dimora difensiva, ora è di proprietà privata dal 2010, e dopo cinque anni di restauro è stato aperto al pubblico ed è oggi un’incantevole location. Tra le suggestive mura del Castello medioevale di Limatola infatti si svolgono matrimoni, eventi, meeting e nel periodo natalizio i Mercatini di Natale di Limatola “Cadeaux al Castello”.

In questo modo il Castello rivive e, anche se con una funzione del tutto diversa, può continuare a essere un polo di attrazione e una calamita nei confronti di chi non è nato nel borgo, restando così uno dei motori trainanti del piccolo centro. In questo senso, il Castello fortifica il senso di appartenenza dei suoi abitanti e rappresenta anche un simbolo di riscatto del suo popolo.

Dopo aver visitato il Castello, aver respirato la sua storia, girovagato nelle varie stanze e negli spazi esterni adiacenti, scattato foto e aver osservato i preparativi di allestimento dello spazio interno, che lasciavano ben cogliere la sua nuova destinazione d’uso, a malincuore abbiamo lasciato alle nostre spalle questa meravigliosa struttura per continuare la nostra visita limatolese e ci siamo diretti alla “fontana”.

Armatura d'arredo
Armatura d'arredo
Arredo interno
Arredo interno
Sala interna del Castello
Sala interna del Castello
Borgonauti al Castello
Le scale del Castello
Le scale del Castello
Il castello dall'uscita lateralello
Il castello dall'uscita laterale
La Fontana Margherita de Tucziaco – L’adozione

Questa fontana storica è localizzata nei pressi del Castello e intitolata a Margherita de Tucziaco, cugina carissima di Carlo I d’Angiò alla quale egli offrì uno dei più maestosi castelli del Regno di Napoli, qual era il castello di Limatola, in cui il re stesso fu ospite per qualche giorno durante i suoi viaggi. Nel tempo, la Fontana Margherita de Tucziaco di Limatola è divenuta un luogo molto significativo per tutta la comunità e non solo per la sua fonte d’acqua. Infatti questa fontana è stata sempre meta di molti visitatori, così come di molte persone del posto, anche per trascorrere il proprio tempo libero e pian piano è diventata insomma un punto di aggregazione sociale.

Dopo un periodo di maggiore disattenzione e incuria, quando qualche tempo fa il Sindaco di Limatola, dott. Domenico Parisi, ha proposto di attivare un progetto di adozione dei monumenti principali di Limatola, l’Assessore alla Cultura, il dott. Massimiliano Marotta, ha scelto proprio questa fontana come oggetto della sua personale adozione, curandone il ripristino e la manutenzione. E proprio nei pressi della fontana abbiamo vissuto uno dei momenti più belli della nostra domenica limatolese: una volta ascoltata la storia della fontana e aver fatto la nostra foto di rito, guardandoci intorno, osservammo che nei pressi della fontana c’era una lunga tavolata di abitanti del borgo che mangiavano e bevevano insieme all’aperto nei pressi della fontana, rappresentando ai nostri occhi una delle più simpatiche immagini simposiali e conviviali che ci si possa prefigurare immaginando la vita quotidiana di un borgo vivo. Avendo anche i commensali notato la nostra presenza al seguito della giovane Rosa, fummo invitati a brindare con loro con dell’ottimo vino gentilmente offertoci dall’assessore lì presente e dagli altri suoi amici commensali, facendoci sentire accolti e parte integrante di quell’allegra rappresentanza di limatolesi. 

Fontana Margherita de Tucziaco
Fontana Margherita de Tucziaco
Borgonauti con la loro guida
Lavatoi e Abbeveratoi della Fontana Margherita de Tucziaco
Lavatoi e Abbeveratoi della Fontana Margherita de Tucziaco

Dopo un brindisi e un bel momento di gioia, ci accingemmo a lasciare la parte antica e a completare il nostro itinerario nei meandri del centro sannita, verso le altre frazioni non ancora esplorate.

Casale di Limatola – Chiesa dell’Annunziata

Andando verso “Casale di Limatola” potemmo visitare la Chiesa dell’Annunziata Ave Gratia Plena che dà anche nome alla frazione.

L’aspetto tardo-settecentesco che oggi la caratterizza nasconde origini ben più antiche. Fu fondata infatti prima del 1403, per volontà di una confraternita laicale, i Battenti, ancora oggi raffigurati nello splendido portale rinascimentale di gusto spiccatamente toscano, che risale al 1503. L’originaria pianta ad una sola navata fu ampliata con l’aggiunta di due navate laterali. Nel 1764 fu realizzato l’attuale imponente campanile.

Sulla sinistra del portale di ingresso è ancora riconoscibile, nonostante le numerose modifiche, l’edificio rinascimentale della chiesa con annessa una cisterna per la raccolta delle acque, nominata più volte nei documenti dell’archivio vescovile di Caserta.

La chiesa è stata sede dello splendido Polittico di Francesco da Tolentino, pittore marchigiano, datato 1527. Per un periodo il Polittico è stato depositato presso il Museo del Territorio della Reggia di Caserta per restauro, in attesa del rientro in sede entro l’imponente macchina lignea, purtroppo asportata da ignoti durante la notte nel 1999. Il Polittico raffigura la Madonna in trono col Bambino, San Giovanni Battista e Santa Maria Maddalena; nella predella sono visibili Storie di Gesù e Maria ed era originariamente destinato a ornare l’altare maggiore della chiesa della SS. Annunziata di Limatola e dopo il suddetto restauro, il Polittico è attualmente conservato nella chiesa palatina del Castello di Limatola.

Biancano – Il Santuario di Sant’Eligio e la Fontana

Biancano di Limatola è localizzata a pochi chilometri dal centro cittadino. Rivela un’origine autonoma e una storia importante per i reperti archeologici rinvenuti e l’esistenza di una serie di toponimi che attesterebbero a Biancano un accampamento di soldati cartaginesi guidati da Annibale in marcia per soccorrere i campani contro i Romani.

Il monumento più antico di Biancano è il Santuario che su un colle da cui si gode di uno spettacolare scorcio della vallata del medio Volturno verso Capua. La sua fondazione risale alla fine del Trecento, quando le truppe francesi acquartierate a Caserta e a Maddaloni si rifugiarono a Biancano per sfuggire alla fame e alla peste. Qui fraternizzarono con la popolazione locale e le comunicarono la devozione al santo, vissuto nel VII secolo. I biancanesi vollero testimoniare la loro riverenza innalzando nel 1388 un piccolo tempio a navata unica sovrastata da una cupola emisferica su presbiterio quadrato. Sulla navata si aprono alcune finestre e all’interno della chiesa è possibile ammirare alcuni affreschi tardorinascimentali. Tra la navata e il presbiterio vi è un arco sorretto da pilastri, su uno dei quali vi è un affresco di ignoto autore raffigurante San Benedetto. Sul fondo dell’abside vi è un trittico forse risalente alla scuola di Giotto che reca da sinistra a destra San Francesco, Sant’Eligio e Santa Caterina; mentre nella lunetta in alto campeggia la Madonna delle Grazie con gli angeli. All’esterno, a destra della chiesa si eleva il campanile in muratura di tufo.

Altro luogo incantevole di Biancano è la nota fontana, alimentata dalle sorgenti del versante dei monti Tifatini. Per le sue acque naturali freschissime e salubri, è stata sempre considerata una tappa importante dai viaggiatori di un tempo che si spostavano a piedi. Allo stesso modo, come l’altra Fontana storica di Limatola, anche questa di Biancano è stata sempre utilizzata in passato dalle signore del posto, le cosiddette lavandaie, che qui si recavano a lavare. Difatti, entrambe presentano degli abbeveratoi per animali e dei lavatoi in pietra risalenti al XVII sec. Nei pressi dell’antica fontana di Biancano è situata la vecchia Chiesa di San Michele Arcangelo (oggi in disuso), testimonianza dell’espandersi del culto dell’Arcangelo fin dalla seconda metà del VII secolo, praticato anche dai Longobardi.Il

Chiesa dell'Annunziata Ave Gratia Plena
Santuario di Sant'Eligio

 

Sazi per la tutta la meraviglia assaporata, felici di aver potuto scoprire la ricchezza storica, artistica e culturale di Limatola, storditi come si potrebbe essere dopo un viaggio nel passato grazie a quella preziosa macchina del tempo costituita dalla memoria collettiva umana, estasiati dalla bellezza naturale dei luoghi e soddisfatti di questa salita e discesa fatte tra cielo (sulla sommità della collina tra Castello e Santuario di Sant’Eligio) e terra (tra le viuzze del borgo antico fino alla Nuova Chiesa di San Biagio), andammo via da Limatola, consapevoli di aver conosciuto un borgo tra i più belli, con una vitalità e potenzialità enormi, come appurato anche grazie all’incontro con il popolo limatolese, che ci ha accolto e che continua ad adottare le testimonianze della sua storia per farle vivere anche nel presente e nel futuro.

L'interno dell'antico Santuario di Sant'Eligio
Vista dal colle in località Biancano

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