Viaggio nell'arte

Santa Maria Capua Vetere: a spasso con Spartaco!

La città di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, è il luogo perfetto per gli amanti della storia antica e in particolare della storia romana: è per questo che nella primavera dello scorso anno abbiamo deciso di farvi tappa durante un pomeriggio domenicale! Se tanti luoghi d’Italia hanno una storia complessa e spesso travagliata, Santa Maria Capua Vetere non fa eccezione! È dunque necessario fare un viaggio nel tempo e capire perché la città abbia cambiato nome nel corso degli anni. Durante i secoli, Santa Maria Capua Vetere è stata contesa da tanti popoli ma è in età romana che la  città cominciò ad essere davvero considerata uno dei centri più grandi e sviluppati dell’intera penisola. Procediamo con ordine: perché la città ha un nome così articolato? Gli amanti della storia romana e della lingua latina sapranno sicuramente che Santa Maria Capua Vetere è un toponimo che tramanda una lunga tradizione, non solo storica ma anche  linguistica. In effetti, “Santa Maria” altro non è che l’espressione con cui ci si riferiva al piccolo centro abitato chiamato “Santa Maria in Villa”, sorto proprio sull’attuale territorio comunale ma così denominato solo a partire dal XIV secolo. E “Capua Vetere”? Anche questa volta è necessario fare un salto nel passato, magari con l’aiuto di un illustre oratore!

Cicerone definiva l’odierna Santa Maria Capua Vetere l’ “altera Roma” ovvero “l’altra Roma”, volendone specificare il ruolo di polo attrattivo e snodo cruciale per la parte meridionale dei territori romani.

Tuttavia, dopo la distruzione saracena e la costruzione della nuova Capua, le rovine della città vecchia cominciarono a distinguersi come “Capua Vetere” ossia la “Vecchia Capua”: l’odierno comune di Santa Maria Capua Vetere è dunque testimonianza della rinascita della città distrutta, nell’unione quasi ossimorica del culto mariano e della cultura latina. Oggi, la città offre la possibilità di fare un viaggio nel passato, partendo dai tempi più remoti fino a giungere allo splendore dell’età romana. Senza dubbio, per chi ama l’ architettura antica e i fasti d’epoca romana, il luogo perfetto da scoprire è l’Anfiteatro Campano che ospita anche il Museo dei Gladiatori.

Sotterraneo

L’anfiteatro è secondo soltanto al Colosseo per dimensioni e vanta il primato di essere stato la sede della prima scuola per gladiatori! È proprio in questo luogo o comunque nelle sue vicinanze che secondo la tradizione Spartaco guidò la rivolta dei gladiatori. Con un po’ di immaginazione, accompagnati da questo famosissimo personaggio, ci siamo tuffati nel passato! Ancora oggi è possibile scorgere gran parte delle caratteristiche dell’edificio: le maestose arcate circondano e accolgono l’arena in cui si svolgevano gli scontri tra gladiatori. Al di sotto dell’odierno livello stradale , si apre agli occhi dei visitatori una meraviglia: un geometrico gioco di spazi in cui si incrociano corridoi perimetrali e laterali!

I sotterranei dell’ anfiteatro erano le quinte del combattimento: è qui che venivano trasportati belve e animali da utilizzare per gli spettacoli e sempre qui ogni gladiatore si preparava prima di recarsi nell’arena.

 

Museo dei gladiatori

La nostra visita prosegue presso l’ adiacente Museo dei Gladiatori, inaugurato nel 2003, che ci ha permesso di ammirare parte delle meravigliose decorazioni dell’anfiteatro: dalle iscrizioni su marmo a scene raffiguranti i combattimenti, fino ad una magnifica ricostruzione plastica delle originarie fattezze dell’anfiteatro. Insomma, il museo incuriosisce i suoi visitatori non solo perché racconta la storia di questo meraviglioso edificio ma anche perché  riporta alla luce l’ antica arte del combattimento! Chissà quanti pensieri, quante speranze e quante storie avrebbe potuto raccontarci Spartaco, la nostra guida immaginaria tra le rovine di questa meraviglia campana! Ad ogni modo, benché nel presente, la nostra passeggiata a Santa Maria Capua Vetere ha significato anche un curioso e breve viaggio nel passato, verso le origini della nostra cultura, alla sorgente della storia locale.

                                                                                                                                                                                                                                 Delia Brusciano

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