Borghi

Tra cedri e castagni alla corte dei Montecuccoli

Quella di Pavullo nel Frignano è un’esperienza del tutto singolare, non più visita pomeridiana e domenicale in terra natia, ma lunga permanenza in luoghi lontani da casa. Quello di Pavullo nel Frignano è un viaggio sui generis, poiché le passeggiate sull’ Appennino modenese e i pomeriggi immersi nella storia sono privi della insostituibile compagnia dei miei amici di viaggio.

Ad ogni modo, vi chiedo di immaginarci tutti insieme a raccontarvi questo splendido posto: del resto, la maniera migliore per scoprire un luogo è farne esperienza con i propri inseparabili compagni.

Completamente immerso tra le montagne dell’Appennino tosco-emiliano, a quasi 700 metri sul livello del mare, Pavullo nel Frignano è forse il borgo montano più caratteristico della provincia di Modena; popolato da poco più di 17000 abitanti, è oggi la sede amministrativa dell’ “Unione dei comuni del Frignano” che comprende altri 9 centri: Fanano, Fiumalbo, Lama Mocogno, Montecreto, Pievepelago, Polinago, Riolunato, Serramazzoni, Sestola. La zona del Frignano, dominata dal monte Cimone, è una regione storico-geografica che si estende approssimativamente nei territori appenninici compresi tra il fiume Secchia e il Panaro.

L 'Appennino modenese

Anche questa volta, sapendo che certi toponimi parlano e svelano tanto della storia di un luogo, è stato inevitabile ricercare le radici linguistiche che hanno dato origine al nome “Pavullo nel Frignano”. Questo caratteristico borgo montano si trova esattamente al centro dell’area geografica del Frignano, in una posizione così strategica da costituirsi tappa obbligatoria sulle antiche tratte commerciali Modena- Pistoia e Modena- Lucca ; ma da dove deriva la parola “Frignano”? Gli storici non hanno dubbi: “Frignano” deriverebbe dal nome dell’antica popolazione che abitava la vasta area appenninica, i cosiddetti “Friniates”, i Liguri Friniati. Tuttavia, l’imminente conquista romana modificò significativamente l’aspetto del luogo, la cultura e l’organizzazione amministrativa: in epoca romana, il Frignano divenne una “prefaectura” di Mutina, l’attuale Modena. Centro geografico ed amministrativo della zona, il borgo ha attirato a sé il nome Frignano, ma Pavullo da cosa deriva? Molto probabilmente, “Pavòll” (in dialetto) discende dalla parola “palus”, ovvero “palude” a ricordare l’antica natura paludosa del territorio.

Il castello di Montecuccolo
Il conte Raimondo Montecuccoli

Come è facile intuire dal breve excursus etimologico, Pavullo nel Frignano possiede una storia antica, crocevia di popoli tra loro molto diversi: nonostante la lunga permanenza romana, i segni più tangibili dello scorrere dei secoli testimoniano soprattutto il periodo medievale. È proprio al XII secolo, infatti, che si fa risalire la costruzione del Castello di Montecuccolo, probabilmente fino al XV secolo centro del potere politico dell’intera area. Il castello sorge nella piccola frazione di Montecuccolo e , insieme al suo borgo, è da considerarsi una delle perle storiche meglio conservate della zona. Costruito nel 1019, il castello apparteneva alla nobile famiglia dei Montecuccoli, feudatari e dominatori del posto: tra questi spicca la personalità del conte Raimondo Montecuccoli, nato proprio nel castello di famiglia, valoroso uomo di guerra al quale il comune di Pavullo ha intitolato la sua scuola media.

Chiesa di San Lorenzo Martire

Il castello domina una piccola piazza su cui si affaccia la Chiesa di San Lorenzo Martire, edificata nel 1454: l’edificio è ad aula unica con due cappelle laterali simmetriche e una facciata comprensiva di campanile a vela. L’intero complesso è costruito con la pietra del posto.

Sia il castello che la chiesa sembrano essere fermi in un passato glorioso, quello di un medioevo cristiano ed eroico. Alla suggestione storica non manca l’accostarsi di quell’aura di pace e conciliazione che solo la natura a grandi altitudini sa dare: l’area del Frignano e con essa il suo centro, Pavullo, godono di una vegetazione ancora in larga parte incontaminata, di passi e sentieri immersi tra alberi di castagno.

A primo impatto sembra di trovarsi in un tipico borgo di montagna, benché si tratti di un centro modestamente abitato. Ebbene, Pavullo è ricca di storia e qui la storia è passata da Via Giardini, il centro della città, dei negozi e del passeggio: è su questa strada che si affaccia la Chiesa di San Bartolomeo Apostolo. Secondo alcune fonti storiche, l’edificio nasce da una piccola cappella del preesistente ospedale di San Lazzaro, a sua volta costruito per ospitare dapprima i pellegrini per poi diventare un lebbrosario. In seno a questo edificio, dunque, sorge l’attuale chiesa parrocchiale di Pavullo: tuttavia, l’edificio comincia a svolgere a pieno le sue funzioni solo a partire dal 1690. La chiesa aveva probabilmente l’aspetto tipico delle costruzioni tardo-barocche, ma oggi non ne abbiamo più tracce: purtroppo, la notte del 22 aprile 1945 i tedeschi distrussero l’edificio durante la loro ritirata. Grazie alla devozione e alla laboriosità del popolo pavullese, la chiesa fu ricostruita  secondo uno stile che si ispira all’antico romanico, ma i lavori terminarono soltanto nel 1960. L ’interno ad unica navata è arricchito dalle opere di artisti locali e da testimonianze vetuste, tra le quali un antico crocifisso risalente all’epoca della chiesa antecedente.

Il Palazzo ducale

Proseguendo su via Giardini, si  raggiunge il palazzo ducale. Risalente al XIX secolo, l’edificio fu voluto dal duca di Modena e Reggio Francesco IV d’Este poiché Pavullo rappresentava l’area montana più facilmente raggiungibile da Modena. Utilizzato come residenza estiva austro-estense fino all’Unità d’Italia, oggi il palazzo ducale è sede di alcuni uffici del comune e della biblioteca e ospita mostre ed eventi nelle sue sale. Risalendo un sentiero sul retro dell’edificio, è poi possibile visitare il parco ducale, polmone verde cittadino e suggestiva passeggiata a ridosso del centro. Il giardino ospita la tipica vegetazione appenninica:   querce, boschi di aghifoglie, di latifoglie, aceri, frassini e cerri.

Fontana del parco ducale
Sentiero del parco ducale

Tuttavia, l’attenzione del visitatore è subito attirata da un maestoso albero, il “Pinone”, così affettuosamente definito dai pavullesi. Si tratta di un cedro del Libano alto 38 metri che da oltre due secoli è uno dei simboli della città, ma anche testimonianza di patriottismo. Difatti, gli abitanti del posto raccontano che nel 1943 i tedeschi tentarono di abbattere il maestoso cedro cittadino per farne legna da ardere: la ferrea opposizione dell’intera comunità e del parroco della chiesa cittadina destò i tedeschi dal loro intento, salvando la vita ad un amico verde bicentenario, per i pavullesi quasi un membro della propria famiglia;

una famiglia proprio come quella dei Borgonauti ai quali dedico l’inaspettata scoperta di questo luogo, sperando di poterlo presto visitare, questa volta insieme, in un soleggiato pomeriggio domenicale.

                                                                                                                                                                                                                       Delia Brusciano

il "Pinone" simbolo di Pavullo

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